Realtà Virtuale — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 31 gennaio 2008 · 8/10

Titolo originale : Virtual Reality Autori : Dave Morris e Mark Smith Realtà Virtuale , ovvero la serie che pochi conoscono e che nessuno vuol scoprire. La serie che è uscita troppo tardi per ricevere l’attenzione che meritava e che continua a collezionare critiche quantomeno strane. Eppure c’è un tale di nome Dave Morris tra gli autori, coadiuvato dall’altrettanto celebre Mark Smith; c’è un regolamento dalle numerose implicazioni, capace di aprire un ventaglio di opzioni impensabile per le strutture classiche; ci sono storie magnifiche, che si mangiano buona parte delle calligrafiche trame dei librogame; c’è bello stile e si tenta perfino di introdurre tematiche inusitate, profonde ed attuali all’epoca della pubblicazione. C’è molto da scoprire, da leggere e da giocare, ma sembra che tutto ciò non interessi granché agli appassionati, neppure a coloro che apprezzano le altre opere di codesti autori. Non so se questo sia dovuto a sfiducia, a negligenza o all’oggettiva difficoltà nel procurarsi tutti i numeri di questa serie, l’ultima proposta da E.Elle prima di cessare le stampe della collana Libro game . Sta di fatto che non c’è curiosità, non c’è il sospetto di aver perso qualcosa di importante, si invoca il ritorno dei librogame nelle edicole e si continua a credere che la E.Elle si sia ignominiosamente congedata con l’ennesima “seconda scelta”. Invece Realtà Virtuale è una serie degli Anni Novanta, il canto del cigno di un genere letterario prossimo all’oblio. È una sinfonia sofferta e bellissima, a conclusione di un’epoca che oggi viene ricordata con nostalgia. Il dispiacere per l’ingiusta impopolarità di questa serie mi porta a scrivere una recensione meno impersonale del solito, aiutato dal fatto che non c’è un regolamento complesso da presentare. L’idea di Morris e Smith è recuperare gli aspetti più efficaci dei librogame e purificarli da tutto ciò che costituiva un problema. In primo luogo i dadi, fonte di frustrazione (per chi non bara, s’intende) e perdita di tempo. In secondo luogo il regolamento, in troppi casi vera e propria ossatura del librogame a scapito di tutto il resto. In fondo, cos’è che rende un librogame piacevole? Dal mio punto di vista sono tre elementi: la storia, il modo in cui è scritta e la possibilità di percorrere strade diverse che fanno terminare il librogame in vari modi, senza per questo dimenticare che si sta giocando e che le scelte non possono portare a risultati equivalenti. Ci sono pochi elementi a reggere l’impianto di gioco: i classici oggetti, le Parole d’Ordine (già introdotte in Blood Sword ), il denaro, un punteggio di Energia Vitale e le quattro Caratteristiche del personaggio, da scegliere tra le 12 disponibili. L’alternativa, secondo me preferibile, è impiegare uno dei 7 profili già creati, ciascuno con una diversa combinazione di Caratteristiche che gli conferisce un’identità ben precisa. Parrebbe una proposta povera ma non è così: queste variabili, se gestite correttamente, possono dar vita ad avventure multiformi, ricche di aspetti da ponderare. Nella gran parte dei casi è così, in particolare nei numeri 2,4,5 e 6, realizzati da Dave Morris. Si registra qualche problema, invece, nei titoli firmati da Mark Smith, il quale non dimostra la stessa disinvoltura e confidenza nei confronti di questo sistema. Al contrario, l’autore dà ai suoi librogame un’impostazione molto rigida, dove il possesso delle Caratteristiche diventa un aut-aut, più che altro a causa della sua propensione all’uso delle morti istantanee. A conti fatti l’impianto di gioco funziona ed è comunque sopra la media, tuttavia Smith si è impegolato con temi fin troppo seri (ecologia ed Olocausto) e ne ha dato una rappresentazione indegna tramite deboli allegorie fantasy. Devo riconoscere che chi ha letto La Foresta degli Elfi e Le Spire dell’Odio non può avere una buona opinione di questa serie, perché si tratta di esperimenti francamente poco riusciti. Però Realtà Virtuale conta sei titoli e siccome non è una saga,…

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