Robin Hood — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 24 settembre 2007 · 7/10
Titolo originale : Robin of Sherwood Autori : Richard Carpenter (personaggi), Paul Mason e Graham Staplehurst (gioco e testo) Illustrazioni : Russ Nicholson Copertine : Peter Andrew Jones Traduzione italiana : Elena Colombetta (1991) Non c’è da stupirsi se esiste un ciclo di librogame dedicato a Robin Hood, il ladro che ‘ruba ai ricchi per donare ai poveri’; anzi, l’inserimento di un personaggio classico dell’avventura in questo particolare filone letterario pare una mossa scontata, come è avvenuto per Sherlock Holmes . Assai sconcertante è lo stile e il piglio di questi volumi, realizzati nelle meccaniche di gioco e nella stesura da Graham Staplehurst e Paul Mason, che si sono divisi equamente i credits ma che in realtà hanno sempre lavorato a quattro mani. In copertina è messa bene in risalto la scritta: “Richard Carpenter presenta”, ma per il lettore italiano non è certo illuminante. Carpenter è l’autore di diverse serie di telefilm inglesi, tra cui una su Robin Hood; i librogame sono nati cavalcando il successo televisivo, come traspare dalle copertine inglesi che ritraggono il protagonista del serial in carne ed ossa, sostituite nei librogame E.Elle da sfavillanti illustrazioni di Peter Andrew Jones. L’idea chiave di Richard Carpenter è mescolare gli elementi classici dei racconti di Robin Hood con il soprannaturale, per cui l’uomo in calzamaglia assume tratti nettamente più contemplativi rispetto alla tradizione. Egli è il figlio di Herne il Cacciatore, una divinità silvana che risiede nel cuore della Foresta di Sherwood. Da lui ha ricevuto la magica spada Albion, forgiata dal leggendario fabbro Wayland. Armato di Albion e del suo arco lungo (molto raro nell’Inghilterra dell’epoca, secondo il testo), Robin è la spina nel fianco del crudele Sceriffo di Nottingham e dei suoi scherani, ma il destino lo porta a fronteggiare nemici di ben altra levatura: entità demoniache e stregoni. Non aspettatevi di usare l’arco ad ogni piè sospinto, ma iniziate a temere i discepoli del Maligno ed i cavalieri posseduti dal Male. Il regolamento non è totalmente originale, poiché si ispira a quello di Lupo Solitario ; non mancano comunque spunti validi ed interessanti. Anzitutto il personaggio ha ben dieci Caratteristiche , il cui punteggio effettivo è ottenuto distribuendo 2D6 + 30 punti da sommare al valore base, diverso per ogni Caratteristica (il valore massimo è 10). Nel corso delle avventure ci sono numerose occasioni di mettere alla prova queste doti, lanciando due dadi e sottraendo il punteggio. Il risultato è il Numero di Controllo e l’esito è tanto più favorevole quanto più basso è il punteggio ottenuto. Il combattimento è gestito con una tabella simile a quella di Lupo Solitario , che confronta la Combattività Corpo a Corpo dell’avversario con il Numero di Controllo che il giocatore ottiene ad ogni scontro. Il bello è che non esistono punti di Resistenza o cose simili: sia Robin Hood che gli avversari sono rappresentati da una figura divisa in settori, in particolare: 1 settore testa, 3 settori braccia, 5 settori corpo e 4 settori gambe. La tabella segnala quante e quali ferite sono inflitte a ciascun contendente ad ogni scontro, secondo un particolare sistema di bilanciamento (forse un po’ casuale, ma funzionale). Se tutti i settori di una zona sono stati colpiti si è fuori dal combattimento. Interessanti i malus alla Combattività che si ricevono se colpiti più volte alle gambe o alle braccia. Un colpo alla testa, invece, significa sconfitta immediata. Le ferite possono guarire mediante un controllo favorevole sul Risanamento , ma l’utilizzo di quest’abilità è ristretto ad alcuni paragrafi ben precisi. Le avventure ruotano intorno a due variabili: gli oggetti ed i compagni. Come in Dimensione Avventura o altre serie, gli oggetti racimolati sono in grado di influenzare pesantemente il corso degli eventi; a questa consuetudine si aggiunge la curiosa trovata dei compagni, che possono seguire Robin nelle sue avventure. Si tratta dei…