Robin Hood — recensione di EGO

EGO · 2 aprile 2008 · 7/10

La breve serie di librogame dedicata a Robin Hood non è, come si potrebbe pensare, un’idea originale scaturita dalla mente di qualche autore già pratico del genere, bensì quello che in inglese viene definito un tie-in, un prodotto su licenza che sfrutta il materiale (e la popolarità) di una produzione di altro genere, solitamente cinematografica. In questo caso siamo di fronte all’adattamento della serie televisiva degli anni ’80 dedicata a Robin di Sherwood, ideata da quel Richard Carpenter di cui si fa menzione in copertina. E’ per questo motivo che il background delle avventure non è esattamente quello “classico” che potrebbe aspettarsi il lettore che ha solo una vaga conoscenza delle leggende di Robin Hood. L’eroe dal cappuccio verde qui raffigurato è affiancato dal noto gruppo degli Allegri Compagni, comprendente Marion, Little John , Much, Will Scarlet e Frate Tuck, ma a loro si aggiunge il saraceno Nasir, creato appositamente per il telefilm. Robin, soprattutto, viene qui considerato il prescelto di Herne il Cacciatore, un’antica figura leggendaria che in questo caso assume il ruolo della divinità protettrice dei boschi, che assume forma materiale nelle sembianze di un uomo dalla testa di cervo. Non è facile, soprattutto dal primo libro, ricavare il quadro esatto dei personaggi e delle loro relazioni se non si ha una conoscenza diretta della serie TV; non avrebbe certamente stonato un piccolo paragrafo introduttivo che spiegasse brevemente tutto quanto, compresa qualche informazione sul territorio dove è ambientata la vicenda e sul ruolo di antagonisti come lo Sceriffo di Nottingham e Sir Guy di Gisburne, figure ricorrenti che vengono date per scontate. Purtroppo la mancanza di queste informazioni provoca qualche spaesamento in chi legge, e rende più faticosa l’immedesimazione nel personaggio. Il regolamento della serie è piuttosto interessante, rifacendosi in qualche modo a Lupo Solitario ma con un’interpretazione del tutto personale. Robin possiede ben dieci Caratteristiche, tra cui la Combattività corpo a corpo e con l’arco, la Percezione, il Travestimento, la Destrezza e altre. Ai punteggi di base si possono aggiungere 30+2D6 punti, da ridistribuire a piacere tra le Caratteristiche. Un sistema apparentemente completo, reso però molto vacuo dalla sua applicazione, che prevede di lanciare i dadi e di sottrarre, invece che aggiungere, il punteggio in questione dal numero uscito. I risultati richiesti, infatti, sono veramente troppo bassi perché un personaggio equilibrato possa realisticamente superare una buona percentuale delle prove. Il Robin Hood medio avrà probabilmente 5 punti in ogni Caratteristica, massimo 6, e i risultati previsti dai check sono quasi sempre di 0 o meno, talvolta addirittura -2, -3; bisogna quindi che ai dadi escano numeri bassissimi, e anche escludendo il mio caso personale (mai ottenuta una simile sfilza di tiri da 9-12), la statistica è sicuramente a sfavore di chi gioca. L’unico rimedio sarebbe svantaggiare nettamente una o due Caratteristiche per incrementare le altre, ma durante un’avventura vengono messe alla prova praticamente tutte. La conseguenza di ciò non è necessariamente la sconfitta, perché sono rare le morti dirette per un lancio fallito, ma la perdita di informazioni o di scene anche di ottimo impatto, che non c’è proprio motivo di rendere così inaccessibili. Il sistema di combattimento è l’elemento più originale della serie. Robin e i suoi avversari non hanno dei generici punti ferita, ma un grafico che rappresenta il loro corpo, comprendente la testa, un busto diviso in cinque segmenti, le braccia (3 segmenti) e le gambe (4 segmenti). In base alla Combattività di Robin, a quella del nemico e al risultato dei dadi, si consulta una tabella che indica quale parte del corpo dei due contendenti è stata ferita. Se una qualsiasi delle quattro parti del corpo viene eliminata, la vittima è sconfitta; il colpo alla testa è immediatamente mortale, mentre i danni parziali a braccia e ga…

Robin Hood