Samurai — recensione di Federico

Federico · 13 agosto 2007 · 7/10

La serie Samurai vede impegnata la consueta equipe di scrittori francesi capitanata da Doug Headline. Anche partendo da un'analisi superficiale di trama e ambientazione, è facile rendersi conto di come questa serie possa considerarsi come una sorta di ideale continuazione di Misteri d'Oriente. Come già osservato nel corso della recensione del primo volume, l'ambientazione sembra ricalcare fedelmente quella ipotizzata per gli ultimi tre volumi delle avventure del Prete Gianni, sfortunatamente rimasti a livello di “work in_progress”. Particolrmente evidente il parallelo tra le le main quest di entrambe le serie, dove in entrambi i casi ci troveremo a dover percorrere la via verso una mitica città dimenticata dove ci attendono chissà quali misteri e rivelazioni. Sì, chissà quali, perchè anche questa volta non ci verrà data la possibilità di concludere la nostra missione. Nel caso non l'aveste intuito, ve lo dico chiaro e tondo: Samurai è l'ennesima serie tronca edita da Hachette. Faccio veramente fatica a capire cosa frullasse in testa ai vertici della casa editrice francese, perchè cominciare quattro serie per poi non concludere nemmeno una è una mossa editoriale, commerciale e non in ultimo culturale che non ha il benchè minimo senso. Non provo neanche ad immaginare il senso di frustrazione del buon Headline, unico autore impegnato in tutte le serie, nel vedersi impossibilitato a portare a termine neppure uno dei suoi progetti. Lasciando da parte la polemica, piuttosto sterile vista l'apparente inspiegabilità del fatto, Samurai, per quello che ci viene concesso di poter giocare, è una buona serie, anzi a tratti decisamente ottima, che però presenta un grosso problema di fondo nel bilanciamento della difficoltà a causa delle regole di combattimento. Anche se è lodevole la decisione di puntare verso un maggiore realismo e far disporre al personaggio della possibilità di usare molti stili di combattimento, ognuno dei quali con un punteggio da determinare separatamente, purtroppo la sensazione è che questo sistema non sia stato implementato a dovere nelle meccaniche di gioco. Non ci capiterà praticamente mai di poter scegliere quale stile usare, ma soprattutto saremo costretti a impiegare spessissimo il cosiddetto stile delle due spade, sul quale ricadono le colpe di sfasare del tutto la giocabilità. Sempre che io abbia capito bene il regolamento, perchè a me continua a sembrare un errore di playtesting troppo grossolano perchè lo possa aver commesso l'autore, il punteggio in questa disciplina si determina sommando i due punteggi ottenuti rispettivamente nelle due tecniche a spada singola. All' atto pratico, ciò significa che è sufficente un tiro di dadi discreto, come un punteggio di Difesa di 16, ad esempio, che tirando 4 dadi non è certo impossibile da ottenere, per essere virtualmente invincibili in combattimento quando si usa quello stile. Ovvero nella stragrande maggioranza degli scontri! Un vero peccato, perchè secondo me, almeno nei primi due volumi, la serie si potrebbe collocare quasi a livelo di Misteri d'Oriente. Invece, ci troviamo qui a parlare dell'ennesima occasione buttata alle ortiche.

Samurai