Scontro Mortale — recensione di Rygar
Rygar · 10 febbraio 2008 · 10/10
In questo volume, l'ultimo della seconda serie, Lupo Solitario si mette in moto per prendersi una meritata rivincita contro i suoi nemici di sempre: i Signori delle Tenebre. Il nostro Ramas può venire paragonato a un pugile dilettante che si sia trovato sul ring di fronte ad un avversario infinitamente più forte ed esperto. Ha incassato per molti round, è stato messo alle corde varie volte, si è trovato in difficoltà contro colpi al limite della correttezza ed è anche finito al tappeto (ricordate il "viaggetto" nel Daziarn?). Ma non ha mai gettato la spugna. Adesso, dopo aver combattuto a lungo sulla difensiva, cercando di agire solo dopo che il nemico avesse fatto la propria mossa, ha deciso di passare al contrattacco con un unico, magistrale colpo, proprio quando il nemico è certo di averlo annientato. E lo fa con una cattiveria e una precisione davvero incredibili! La missione è semplice, ma non per questo facile: Lupo Solitario deve "soltanto" penetrare nel regno dei Signori delle Tenebre e distruggere un congegno che consente loro di non indebolirsi anche durante prolungati periodi di assenza dal proprio regno. Il che significa farsi un viaggetto di alcune centinaia di miglia in uno dei posti più inospitali e pericolosi dell'intero Magnamund, posto dove Lupo Solitario è visto come il Nemico Pubblico Numero Uno: non male come premessa. Ma le difficoltà non sono finite qui. Se il nostro amico si aspettava di farsi strada menando fendenti con la sua Spada del Sole, i Solerti Banedon e Lord Rimoah, sono pronti a disilluderlo: quell'arma emana un'aura benefica tale che il suo utilizzo nella città di Helgedad sarebbe come l'accensione di un faro visibile a tutte le creature del male (tradotto in termini di gioco significa che usare la Spada del Sole conduce al paragrafo 208 dove si muore inevitabilmente). Joe Dever, inoltre, rincara la dose facendo sì che usare la famigerata lama risulti in uno svantaggio anche prima di giungere a Helgedad (basti vedere come esempi lo scontro contro lo Xargath e quello contro il Signore delle Tenebre Kraagenskul). Insomma, con uno stratagemma che tutto sommato dimostra una sua fondatezza, l'autore si libera temporaneamente dell'Oggetto Speciale più controverso e sbilanciato di tutta la saga: è un vero peccato che non ci abbia pensato anche per i successivi libri. Ma cosa rende questo libro così bello e speciale? Dare una risposta a questa domanda non è facile, ma ci proverò. Si tratta innanzitutto di un'avventura ricchissima di azione, intesa non soltanto come un gran numero di combattimenti. Il nostro Lupo Solitario, in pratica, dal momento in cui lascia Toran, non ha un attimo di respiro: grandi scontri navali, esplosioni, naufragi, agguati e lunghe cavalcate punteggiano la prima parte del libro. Nella seconda parte il ritmo rallenta impercettibilmente perché ormai il Maestro Ramas è entrato nel territorio dei Signori delle Tenebre e si muove con più cautela; in compenso la tensione cresce a dismisura, assieme alla paura di venire scoperti dal nemico. I combattimenti, poi, rappresentano una parte interessante del libro. Se nelle precedenti avventure era possibile cavarsela scontrandosi solo con tre o quattro avversari, in questa missione la speranza di arrivare alla fine con le mani "pulite" è solo una pia illusione: per quanto si sia bravi con Arco & Frecce, per quante Arti Ramastan si conoscano, per quanto si sia fortunati con la Tabella del Destino, ci sarà sempre qualche nemico più furbo di Lupo Solitario che riuscirà a raggiungerlo per mettergli le mani addosso. Molti di questi scontri saranno poco impegnativi, messi sulla strada del Ramas più per creare atmosfera che per fungere da ostacolo, ma alcuni saranno davvero epici. Il percorso è molto lineare, ma questo si rivela un pregio piuttosto che un difetto. La scelta di Dever (secondo me non dettata dal caso) consente infatti di far leggere al lettore la maggior parte possibile del libro, rendendo quindi l'avventura una delle più lungh…