Scontro Mortale — recensione di EGO
EGO · 25 settembre 2008 · 10/10
Lupo Solitario è tornato nel Magnamund, ma le cose sono molto diverse da come le aveva lasciate. I suoi pochi giorni nel Daziarn sono equivalsi a otto anni nel suo mondo, e la guerra delle terre libere contro i Signori delle Tenebre è ormai quasi perduta: solo Sommerlund e Durenor resistono ancora. L’unica speranza rimasta è distruggere il Trasfusore, un marchingegno che permette ai Signori delle Tenebre di sopravvivere all’aria dei territori esterni al loro regno; eliminato il Trasfusore, tutti i Signori impegnati nella guerra morirebbero. Ma il Trasfusore si trova a Helgedad, la capitale del Regno delle Tenebre, e là è anche la residenza di Gnaag, il Signore supremo. Si tratta dunque dell’ultimo atto della vendetta di Lupo Solitario contro i suoi mortali nemici. A questo gran finale, che in origine doveva essere l’ultimo volume della saga, Dever ha indubbiamente riservato la cura e gli sforzi migliori, il che potrebbe spiegare certe assurdità viste nelle puntate precedenti. Tutti i potenziamenti alla Combattività che avrebbero fatto felice chi ha affrontato I prigionieri del tempo sono nascosti qui, e daranno una chance di vittoria anche a chi non possiede la Spada del Sole e si ritroverà ad incrociare le lame con i Signori delle Tenebre, a così tanti anni dalla battaglia con Haakon. Certo, poi viene spontaneo chiedersi perché i Signori siano sensibili al Raggio Psichico e Kimah non lo fosse, ma pazienza, l’importante è che il finale non sia rovinato da picchi di difficoltà insostenibile. In ogni caso non è un’impresa facile, e richiede di fare assolutamente tutte le scelte giuste. Quasi in una recrudescenza del lontano secondo volume, Scontro mortale è un viaggio rettilineo, fatto di tappe obbligate, con avversari “comuni” perfettamente abbordabili (diversamente dal terrificante volume 11) ma con l’obbligo di dover fare certe scelte. In particolare credo che finire il libro senza l’Arte della Medicina sia impensabile, un po’ perché essa dà accesso a bonus spettacolari (parliamo di 11 punti di Combattività complessivi!), ma soprattutto perché non esiste altro modo di recuperare Resistenza fino allo scontro finale! E’ una forzatura un po’ estrema, a cui si aggiunge il notevole aumento degli ostacoli per chi non gode di nove Arti e dei loro relativi potenziamenti massimi. Tuttavia chi ci ha provato dice che il libro può essere finito stand-alone , e questo lo differenzia nettamente da I prigionieri del tempo , che era quasi impossibile anche per il veterano. Sicuramente ciò che è molto bello è la varietà di modi in cui si può affrontare una situazione, che compensa la mancanza di veri percorsi alternativi. Specialmente le battaglie coi Signori delle Tenebre, e in particolare il primo, offrono motivo di giocare più di una volta. Ognuna delle diverse opzioni, selezionabili o raggiungibili, serve anche a variare la difficoltà, perciò in base alla potenza del personaggio (e al proprio umore, perché no) si può decidere di prendere la scorciatoia o di affrontare la sfida più cospicua. E’ anche apprezzabile il ritrovato ruolo della Tabella del Destino nel determinare alcuni esiti non strettamente legati a situazioni di emergenza assoluta, come non succedeva da tanto tempo. Alcune battaglie continuano ad essere un po’ troppo onerose, benché spettacolari (paragrafo 171 ), ma è difficile venirsi a trovare in netto svantaggio. L’unico problemino sono un paio di situazioni poco chiare, come il 75 (come ferisco un Signore delle Tenebre se sono disarmato? Posso usare un’altra arma speciale nel frattempo?) e il 57 (vincere il combattimento rapidamente si rivela svantaggioso). Dunque Scontro mortale non è immune da critiche, ma sarei ingiusto se non riconoscessi che Dever ha fatto tutto il possibile per renderlo degno di concludere Lupo Solitario . Una certa difficoltà è giusta, considerando che siamo arrivati alla resa dei conti, ed è una buona cosa che la Spada del Sole venga resa inutilizzabile per la maggior parte delle situazioni: ciò i…