Selvaggio West — recensione di EGO

EGO · 30 maggio 2008 · 6/10

Il West, la frontiera occidentale americana dell’Ottocento, potrebbe fornire spunti per più di una missione con la Macchina del Tempo. L’impresa che ci aspetta in questo quarto volume, in verità, ha poco a che fare col titolo, perché ci porta alla scoperta di eventi di estrema civiltà: si tratta di capire come mai il Pony Express, un servizio di trasporto della posta lungo il continente dalla velocità rivoluzionaria e di impeccabile efficienza, abbia interrotto l’attività dopo soli diciotto mesi, tra il 1860 e il 1861. E dunque, se si eccettuano gli indiani delle praterie e soprattutto un – facoltativo – incontro con dei banditi all’assalto dei treni, le tappe della storia americana raccontate dal libro non sono affatto selvagge, ma anzi arrivano a toccare la nomina a Presidente di Abramo Lincoln e la guerra civile tra Nordisti e Sudisti. Il racconto è molto bello e sottolinea i momenti più importanti in modo molto intenso, facendone percepire a chi legge il respiro epocale; si capisce molto bene quanto il Pony Express fosse miracoloso agli occhi del popolo, e quanto coraggiosi gli uomini che ne facevano parte. Sotto questo profilo Selvaggio West è impeccabile, se si eccettua forse una tendenza a divagare un po’ più del dovuto con dettagli piacevoli ma superflui. Il meccanismo di gioco però non è del tutto all’altezza. Non è quasi mai facile capire quale sia la scelta giusta da fare, nemmeno dopo aver letto i suggerimenti che, seppur un po’ bruschi, riescono a indirizzare alla tappa “corretta”. La Banca Dati è di scarso aiuto, perché è sì ricca di informazioni, ma queste per la maggior parte non sono finalizzate all’utilizzo nel gioco, quanto ad un semplice scopo documentario. Talvolta poi capita che manchino alcuni dati importanti, o che siano riportati in modo errato: per esempio, la cartina non riporta l’onnipresente Wyoming, che dovrebbe ospitare anche quel Fort Laramie che invece viene segnalato in Nebraska. Un altro aspetto discutibile è che alcuni dei percorsi “sbagliati” contengono informazioni che possono contribuire all’indagine, come accade nell’episodio della ferrovia. E a proposito di percorsi, c’è stato qualche errore di continuità nella loro stesura: Slim Baxter è un personaggio la cui presentazione avviene in modo completamente sballato, e nel finale vengono citati degli indiani che potremmo non avere incontrato in precedenza. In verità, Slim è talmente fuori posto che secondo me c’è stato uno sbaglio piuttosto macroscopico nella numerazione di qualche pagina; può essere che un simile errore abbia alterato delle connessioni che in origine funzionavano, ma non c’è modo di saperlo. Nonostante gli errori, Selvaggio West non è affatto male. Questa volta il lettore non è il vero protagonista della storia, perché il suo intervento non è rilevante nel determinare gli eventi come lo era per esempio in Sulle navi pirata ; è proprio la Storia il vero fulcro del racconto, con la forza di avvenimenti che hanno scosso gli animi e fatto epoca. Lo scopo di Time Machine , insegnare divertendo, viene comunque raggiunto, anche se purtroppo in modo non ottimale e con qualche eccesso di zelo. Peccato davvero per l’interazione, limitata dal fatto di dover compiere scelte difficilmente motivabili.

Selvaggio West