Sherlock Holmes — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 11 novembre 2007 · 5/10

Titolo originale : Sherlock Holmes Solo Mysteries Autori : Milt Creighton, Gerald Lientz e Peter Ryan Sembra quasi assurdo che una serie come Sherlock Holmes sia stata pubblicata solo la fine degli Anni Ottanta, con conseguente traduzione italiana in differita di tre anni. Dico questo perché un librogame si presta benissimo alla risoluzione di complesse indagini poliziesche, grazie alla sua capacità di nascondere le informazioni all’interno di una struttura non lineare. Il fatto di essere tascabile è un altro punto in comune con i celebri gialli economici. Difficile quindi stabilire perché c’è voluto tanto per dar vita ad una collana di librogame investigativi. Forse il ritardo è dovuto alla moda imperante nei primi Anni Ottanta, che richiedevano a gran voce titoli e racconti fantasy. Passato il gusto del momento, un gruppo di autori capeggiati da Gerald Lientz ha deciso di proporre una serie legata al detective per antonomasia: il mitico Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle. Non aveva senso utilizzare l’infallibile investigatore come protagonista, perciò di volta in volta il lettore si può immedesimare nel dilettante di turno, entusiastico emulo di Holmes, al quale può rivolgersi per ottenere aiuti, consigli o sonore lavate di capo. Ogni librogame è preceduto da una breve presentazione di Sherlock e del suo inseparabile collega John Watson, così come appaiono nei più celebri racconti di Conan Doyle; c’è anche un pregevole trafiletto sulla Londra vittoriana, con lo scopo di favorire l’ambientamento del giocatore. Lo scenario delle indagini è abbastanza ben caratterizzato, grazie ad una narrativa tanto pacata quanto apprezzabile ed a descrizioni minuziose ma mai eccessive. I casi proposti sono tutti piuttosto intriganti nelle premesse, eppure solo di rado l’indagine coinvolge fino alla soluzione definitiva. Spesso non ci sono diversivi sufficienti ad animare la ricerca, anche perché gli autori organizzano lunghi interrogatori piuttosto monotoni, dove è facile stancarsi dopo un certo tempo. Esistono comunque episodi interessanti, impreziositi da qualche modifica all’impostazione classica, che consiste in ispezione del luogo del delitto, interrogatorio dei testimoni ed approfondimenti nei confronti dei sospetti (anche non testimoni). I migliori titoli di Sherlock Holmes sono quelli in cui questo schema non è seguito alla lettera, oppure quelli caratterizzati da una qualità superiore del mistero; laddove mancano queste caratteristiche, la storia finisce per annoiare o lasciare inappagati. La fonte principale di dubbi e riserve è però il regolamento. La serie vorrebbe incentivare un’indagine accurata e sostenuta da ragionamenti ineccepibili, per cui la determinazione del colpevole è quasi matematica. Questa velleità è completamente annichilita dall’uso continuo e ripetuto dei dadi, unici veri arbitri del gioco. Il personaggio possiede 6 caratteristiche, dette Qualità : Abilità, Astuzia, Osservazione, Intuito, Cultura e Carisma . Un detective che si rispetti deve possedere un adeguato mix di queste doti e questo fatto rende tassativa l’adozione del personaggio base, dotato di bonus +1 ad ogni check. La personalizzazione offerta dal regolamento permette di distribuire a piacimento i sei bonus, ma è scoraggiata da una clausola a dir poco ingiusta: se non si assegna un bonus si deve sopportare un -2. Inutile dire che i controlli su tale Qualità falliranno quasi sempre. Purtroppo sono i tiri di dado a determinare il successo della ricerca, poiché solo i risultati favorevoli permettono di raccogliere i dati decisivi, denominati ora Indizi , ora Decisioni , Risposte o Deduzioni . Spesso il numero enorme di check e l’organizzazione del librogame riesce a contenere l’effetto della sfortuna, che si spalma senza compromettere l’investigazione. In alcuni episodi, invece, si è preferito mettere in difficoltà il giocatore con un’impostazione poco amichevole. Al di là della dipendenza dai dadi, la serie si rivela incoerente proprio p…

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