Trance — recensione di EGO

EGO · 2 marzo 2008 · 3/10

Dal prologo, e dai ricordi di una lettura veloce, ricordavo qualcosa di meglio da Trance , l’ultimo volume di questa serie pubblicato in Inghilterra. Del resto, quando l’incipit afferma che “stai per iniziare la più pericolosa avventura della tua vita”, le aspettative si alzano decisamente, e la storia comincia con tutta l’intenzione di tener fede alle promesse. La protagonista è una giovane infermiera appena diplomata, il cui fratello giornalista è stato ritrovato in stato di trance presso una famosa clinica. Una misteriosa lettera dal mittente ignoto ci fa intuire l’esistenza di qualcosa di strano e pericoloso dietro agli avvenimenti, e inizia dunque una rischiosa indagine. Se però una prima lettura, magari coronata da successo, può far sembrare che il libro funzioni senza problemi, giocandolo più volte l’intero impianto rivela una impressionante collezione di falle insanabili. Tanto per cominciare, all’inizio della storia si ha un appuntamento urgente, ma anche se si cerca di procrastinarlo ben oltre l’orario fissato, ci si arriverà sempre alla stessa ora, vale a dire lo stesso paragrafo. Non solo: siccome questa prima parte prevede il ritrovamento di certi indizi, qualora non si riuscisse ad entrarne in possesso la storia dell’appuntamento si ripeterà più e più volte, come se non fosse mai accaduto nulla! Andando avanti si scopre poi che la continuità tra gli eventi si svolge in modo simile durante tutta l’avventura, con sbalzi temporali inaccettabili, facendo domani quello che un altro bivio ti avrebbe fatto fare oggi ma presupponendo che sia sempre oggi; le persone ti spiegano le cose due volte, parli con uno sconosciuto come se fosse un amico che hai lasciato un paio d’ore prima, addirittura è possibile essere impiegati nella clinica e ritrovarsi poi d’improvviso ospiti del vicino centro di salute… Un pasticcio irrisolvibile, che finisce per vanificare il modo in cui il lettore deve tenere traccia degli eventi. Infatti in Trance capita molte volte di dover rispondere a delle domande di tempo e luogo ben circostanziate: In che stanza ti trovi? Hai parlato con Tal dei Tali? Hai già incontrato Tizia? Sei stata invitata a cena oppure vai a giocare a squash? E’ un bel sistema per tenere alta l’attenzione e aumentare il coinvolgimento, ma se poi il testo fa quello che vuole e mi sballotta da una parte all’altra a prescindere da quello che mi è effettivamente successo… bah. Ci sono anche altri stratagemmi interessanti, sicuramente più divertenti ed efficaci dei lanci di dado del primo volume, anche se a volte appaiono piuttosto ridicoli. Qualche volta ci viene chiesto di fare una scelta (‘Che vestito mi metto stasera?’) e ricordarla per dopo, e l’effetto produrrà qualche piccola differenza nelle scene successive; in altri casi la scelta diventa molto più personale, andando magari ad indagare nella vita privata dello stesso lettore – o meglio lettrice, come quando il libro chiede se di solito portiamo il rossetto nella borsetta, e in casi come questo, garantisco, il confine tra “Realtà & Fantasia” viene infranto in modo così brusco che si rimane smarriti per qualche attimo. Molto originale poi la quadruplice alternativa verso la fine della storia. C’è anche spazio per l’elemento fortuna, rappresentato talora dal lancio di una moneta, talaltra dalla scelta casuale tra due paragrafi, in modo da lasciare tutta la responsabilità sulle nostre spalle. Ma tutta questa varietà finisce in ogni caso per rivelarsi illusoria, perché, che si abbia il rossetto o no, e che si scelga l’uno l’altro dei due paragrafi, al massimo si prolunga di una o due sezioni la lettura, che viene poi inesorabilmente incanalata sulla stessa strada, e spesso e volentieri i dettagli extra così acquisiti sono molto superficiali, quasi insignificanti, a meno che non abbiano problemi di collegamento con quanto viene dopo, creando ulteriore confusione. Il racconto non ha nessuna coesione, nessun punto nodale, scorre da solo, senza bisogno della nostra ingerenza, ve…

Trance