Un Duello d'Altri Tempi — recensione di EGO
EGO · 18 aprile 2008 · 8/10
James Hurley, il cugino di Watson già protagonista di Omicidio al Diogenes Club , torna alla ribalta nel sesto volume di Sherlock Holmes . Assente Holmes per un altro caso, James e il dottor Watson sono invitati alle “Torri dell’Aquila” dal Colonnello Dunlop, che ha organizzato l’annuale ritrovo in onore del corpo d’artiglieria di cui un tempo era al comando. In questa occasione viene esposto il trofeo del reggimento, oggetto di enorme valore; il Colonnello ha degli ospiti di cui non si fida troppo e, complice una recente storia di grossi furti di preziosi, ha tutte le ragioni per temere che il trofeo venga rubato. Per questo vuole un investigatore a disposizione, e noi saremo quell’investigatore. Un duello d’altri tempi è uno splendido episodio di Sherlock Holmes . Dal testo traspare una nuova e divertente ironia che permea tutta la vicenda e va anche in parte a contagiare l’indagine, la quale a sua volta opera uno stacco netto con i molti casi di omicidio già affrontati. Invece di investigare fin dall’inizio su un delitto già commesso ci si ritrova così ad attendere e a cercare di prevenirne uno molto probabile, ma una delle belle sorprese che l’avventura riserva è che questo delitto non è affatto scontato, e anzi non è nemmeno il vero fulcro della storia, che prende infatti degli sviluppi inattesi e molto diversi e può evolversi in un “doppio mistero” come quello già affrontato dal protagonista. Fantastico è il modo in cui il giocatore può gestire gli avvenimenti con le sue scelte. Inizialmente ci si deve concentrare sulle relazioni con e tra gli altri personaggi, e sull’esplorazione dell’ambiente; in questo modo si accumuleranno vari indizi, ma non tutti sono davvero rilevanti, ed anzi alcuni sono decisamente fuorvianti. Agli indizi, non tutti facili da ottenere, si aggiungono le molte Decisioni, veramente influenti su ciò che accadrà dopo averle prese, anche in modi sorprendenti. L’avventura può quindi svilupparsi lungo un gran numero di sentieri diversi e concludersi in uno dei tanti paragrafi finali, con maggiore o minore successo a seconda di quanto si è riuscito a capire di una trama molto ingarbugliata, in cui non è difficilissimo capire chi è stato ma è decisamente arduo capire perché l’ha fatto. L’autore riporta così nella serie quell’importante elemento di ragionamento e di riflessione che era venuto a mancare nel volume precedente, e insieme ad esso recupera la varietà dei percorsi. E’ legittimo lamentarsi della difficoltà con cui si raggiungono certi obiettivi, visto che i dadi richiedono spesso dei punteggi alti, talvolta anche in più lanci consecutivi; addirittura in certi casi si accede ad un indizio solo con il punteggio più basso. Durante l’indagine è possibile usufruire dei bonus garantiti dall’uso di uno dei tre oggetti selezionabili all’inizio (una novità interessante e significativa sul piano del gioco), ma indubbiamente per dire di aver risolto il caso bisogna comunque incamerare una o più prove veramente importanti, e non è facile. Questo però è più che altro un risvolto tecnico: anche con pochi indizi, il lettore che usa bene il cervello è perfettamente in grado di arrivare alla soluzione dei problemi presentatigli. Che questo basti o meno ad ottenere i meritati (e, per una volta, davvero sinceri) complimenti di Holmes è una questione decisamente più marginale rispetto a quanto visto in passato. Un duello d’altri tempi è un librogame pienamente soddisfacente sotto ogni aspetto. La storia e i personaggi sono eccezionali, descritti con gusto oltre che con professionalità, e l’atmosfera è perfetta; le scelte possibili sono moltissime e il cervello conta più dei dadi; la vittoria può essere raggiunta in più di un modo e i finali sono tutti gratificanti. Difficile chiedere qualcosa di più ad un libro di questa serie.