Viaggio Disperato — recensione di Federico
Federico · 3 dicembre 2006 · 10/10
La seconda serie di Joe Dever inizia con un bellissimo libro, secondo solo a "La Zona Omega". Inizia qui l'odissea di Mark Phoenix per raggiungere la California. Ciò che colpisce subito man mano che ci si addentra nella lettura, è una terribile sensazione di incertezza nei confronti della riuscita della missione che ho trovato del tutto analoga a quella presente in "I Signori delle Tenebre", ma con la grossa differenza che oramai Dever, nettamente migliorato dal punto di vista dell'incisività narrativa, la rende ancor più ossessiva e permanente.Il titolo italiano è quantomai appropriato quindi, nettamente meglio dell'originale "Highway Holocaust". Essendo il primo della serie, non si fa in tempo a recepire come ripetitivi certi schemi che nei libri successivi saranno un po' troppo ricorrenti (il killer appostato visibile solo se hai un binocolo, lo sfondamento di una barricata di rottami eretta sulla strada,presente in ogni libro,infiltrazione nella base nemica, gli inseguimenti ecc...) e il tutto risulta estremamente fresco e nuovo, vista l'inusuale ambientazione per un librogame. Oltre alla sopracitata atmosfera di tensione, Dever è magistrale nel descrivere l'ambiente facendoci quasi sentire l'aria arroventata del deserto e a destare un senso di opposizione dell'uomo alle forze della natura: qui non ci sono poteri magici, pozioni, arti mediche e così via; solo un'auto, un'arma e una borraccia. Altro tratto saliente è il livello leggermente più "adulto" di aluni temi trattati: si tratta forse della serie più attinente alla realtà e più "cruda" dal punto di vista della violenza (che potrebbe non sembrare granchè, ma ricordiamoci sempre qual è il target dei librogames), dove gli scontri avvengono tra persone "vere" e non tra mostri o individui pervasi da forze oscure che bisogna debellare per il bene del mondo intero, qui si è di fronte solo alla sopravvivenza individuale. Oltretutto, Mark Phoenix è l'unico personaggio ad avere una compagna fissa (piuttosto carina, tra l'altro) molto preseente durante i libri, e non si tratta affato di una di quelle eroine "asessuate" che si trovano spesso ad esempio in alcuni libri fantasy. Da notare la mancanza delle illustrazioni di Brian Williams, che abbelliranno i libri successivi. In veste di illustratore troviamo Melvyn Grant, autore delle copertine dell'edizione originale. Purtroppo la qualità dei suoi disegni in questo volume lascia alquanto a desiderare.