Viaggio Disperato — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 13 ottobre 2007 · 7/10

Titolo originale : Highway Holocaust Autore : Joe Dever Anno : 1988 Illustrazioni : Melvyn Grant Traduzione italiana : Saulo Bianco (1990) Dopo aver divorato l’ampia e dettagliata introduzione, nonché aver compilato il Registro d’Azione, il lettore è pronto per calarsi nei panni di Mark Phoenix e mettersi in gioco con un mondo sconvolto dal disastro nucleare. Le risorse alimentari stanno per terminare e le bande di criminali si fanno sempre più agguerrite, così il Gruppo Dallas 1 (GD1) decide di mettersi in viaggio verso Big Springs. Nella città texana un altra comunità di sopravvissuti ha molto cibo, ma non può muoversi perché priva di carburante. Il GD1 dispone del combustibile necessario a raggiungere l’attraente California, perciò parte alla volta di Big Springs con una corriera, un’autobotte piena di benzina e la spider truccata di Mark. A Sherman Mark Phoenix libera dalle grinfie dei Lions di Detroit la bella Kate Norton, che d’ora in poi sarà la sua compagna inseparabile (o quasi). Il destino vuole che la fuga di Kate avvenga a spese di Stinger, fratello del capobanda Mad Dog Michigan, ex agente della C.A.O.S. Informato della morte di Stinger, Mad Dog scatena i Lions sulle tracce di GD1. Mark non può far altro che accelerare il viaggio verso Big Springs, lungo un cammino irto di ogni genere di difficoltà. La comparsa del pilota Rickenbacker (ispirato al Gyrocaptain di Interceptor – The road warriors ) dà l’illusione di essere a buon punto, ma è bene non rilassarsi fino alla fatidica scritta “Vai al 350”. Il primo librogame di Guerrieri della Strada è nettamente il più difficile da portare a termine, perché è una sfilza ininterrotta di ostacoli potenzialmente mortali. Ogni paragrafo nasconde un agguato, le munizioni ed i viveri scarseggiano ed è indispensabile restare all’erta. Tutto questo crea una persistente sensazione di precarietà ed incertezza, che instilla il sincero timore di non arrivare a destinazione. Non posso tuttavia ignorare che il rischio principale risiede nei controlli, spesso poco in linea con le caratteristiche iniziali del personaggio. Dato che ci sono mille occasioni per rischiare la pelle, è abbastanza incomprensibile che Dever abbia bilanciato i check in modo da penalizzare il giocatore, che deve essere proprio fortunato per superare gli ostacoli senza danni più o meno gravi. Ci sono inoltre diverse occasioni in cui un lancio sfortunato decreta la morte immediata, a prescindere dalle scelte effettuate dal giocatore. La struttura è molto lineare ed i percorsi alternativi sono ridotti all’osso. Come è tipico del Dever maturo, la trama è ben delineata e non è possibile perdere gli eventi principali della storia. Da un lato questo trasforma il librogame in una serie di “scene” da gestire e risolvere al meglio, dall’altro conferisce rigidità all’avventura e rende poco stimolanti le partite successive. Ciò è particolarmente frustrante in questo primo episodio, poiché ci vuole più di un tentativo per comprendere gli atteggiamenti da tenere, gli oggetti da conservare e le precauzioni da adottare. Ne consegue che i paragrafi puramente narrativi, dopo la prima lettura, vanno saltati a pié pari. Viaggio Disperato è un librogame duro, spietato e permeato da un’atmosfera ruvida ed ostile, enfatizzata dalle scarne illustrazioni di Melvyn Grant. A conti fatti non convince appieno, perché alterna qualche scena esaltante ad eventi meno interessanti o ripetitivi. L’ambientazione è resa ottimamente; peccato che Dever abbia calcato troppo la mano con i check ed abbia reso l’avventura più ostica del dovuto. Non crediate di potervi permettere una Resistenza inferiore a 25 e che poche Unità di Pronto Soccorso possano bastare: Big Springs è più lontana di quel che sembra. Lungo la strada si prospetta un’ordalia di scontri a fuoco, imboscate, inseguimenti, guide estreme e combattimenti all’ultimo sangue. Il primo episodio della serie permette di farsi un’idea su cosa vuol dire vivere in un mondo selvaggio ed inospitale;…

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