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Indice principale : Librogame E.L. - Singoli Libri : Golden Dragon : 

Categoria: Librogame E.L. - Singoli Libri Golden Dragon
Titolo: 03 - Il Signore dell'Ombra  Piu' letteValutazione: 5.67  Letture:1500
Descrizione   Oliver Johnson
Descrizione   Il Regno di Lalassa, un tempo felice, è ormai diventato luogo di dolore e disperazione. Perché il principe Averok, uomo giusto e buono, si è trasformato in un tiranno crudele e inumano? E perché re Valafor, partito per una crociata tanto tempo fa, non ha mai fatto ritorno? Sembra che sulla capitale incomba una misteriosa maledizione... A te, primo Paladino di Lalassa, spetta il compito di affrontare Arkayn Darkrobe, il potente negromante responsabile di tanta malvagità.
Valutazione media: (1) (10)
Data pubblicazione 1/1/2007
Inviata da: EGO il 13/9/2007
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 6 6
Descrizione
     Questo è il primo dei due librogame scritti dal solo Oliver Johnson, e onestamente va detto che è il più debole dei Golden Dragon usciti da noi. Questo è dovuto ad una serie di fattori, ma probabilmente il principale è il fatto che Il Signore dell’Ombra è un lavoro che ha molto poco di personale, essendo per la maggior parte un tentativo di riutilizzare temi e stilemi di altri autori, e non offrendo quindi molto materiale degno di nota.

Il protagonista è il Primo Paladino di Lalassa, inviato da re Valafor al Castello dell’Ombra. Qui regna il malvagio stregone Arkayn Darkrobe, che ha lanciato una maledizione sul re e ha preso il controllo del reggente, in modo da poter conquistare poi il regno al momento opportuno. La missione è banale: infiltrati nella fortezza e fai fuori il capo. Se si eccettua il nome grandioso del cattivo di turno, il tutto è un po’ un rifacimento della Rocca del Male di Steve Jackson. Prima di entrare nel Castello c’è una piccola sezione dedicata al viaggio, che comincia a dimostrare come Johnson cerchi in qualche modo di emulare i primi lavori di Morris, stemperando l’atmosfera horror con dei gustosi tocchi di ironia: ne è un perfetto esempio il cavaliere paralizzato da chissà quanto tempo sullo sgabello di una locanda a causa della sua armatura arrugginita che gli impedisce di muoversi, un personaggio completato dal fatto di chiamarsi Stentorian. Ma anche nel Castello vero e proprio c’è spazio per quadretti di gusto grottesco, come l’Uomo Lucertola o i banchetti dei mostri, descritti con un interessante humor che riporta alla mente alcuni abitanti della cittadella di Balthus il Malvagio.
Sembra però che, nel tentativo di salvare l’integrità delle parti più oscure della storia, l’autore abbia calcato un po’ troppo la mano, andando a intaccare la componente ludica. Troppe volte Johnson cede alla più infame delle tentazioni, quella di inserire dei tiri di dadi il cui fallimento significa morte certa; il fatto che ce ne sia uno obbligatorio proprio fuori della porta dell’appartamento di Darkrobe è una bastardata che, dopo Il Tempio di Fiamma, si sperava di non dover più vedere. Ma anche altre situazioni presentano delle scelte che, pur ovviamente insensate, non dovrebbero per forza finire con la morte. Perché basta bere il sangue per diventare un Vampiro, o mangiare la carne umana per diventare uno Spettro? Certo, hai fatto una cazzata indegna di un paladino, ma non ha nessun senso che la punizione sia questa!

A vantaggio del libro c’è una struttura abbastanza aperta, con percorsi multipli e la possibilità di trovare e utilizzare in modi differenti i non pochi oggetti sparsi per tutta l’avventura; oltretutto, nessun sentiero è scevro da rischi, perciò c’è sempre una certa sfida nell’arrivare alla fine. Come al solito, c’è anche un vasto assortimento di oggetti vari da usare al momento giusto, e se per caso manca l’oggetto l’alternativa c’è sempre, quindi rimanere bloccati per aver preso una strada piuttosto che un’altra non è possibile. Questa facilitazione nella struttura è però controbilanciata, oltre a quanto già visto, anche da combattimenti veramente troppo numerosi e impegnativi, che richiedono in media un 7 per colpire, contro avversari che solitamente sono in gruppo oppure possiedono degli attacchi speciali particolarmente dolorosi, se non addirittura mortali. Il duello con Arkayn Darkrobe è spettacolare dal punto di vista della sequenza delle azioni e delle possibilità di scelta, ma per quanto bene lo si possa affrontare, niente cambia il fatto che per colpire si debba tirare un almeno un 8, contro un nemico che parte da 18 punti di Vigore; si sarebbe potuta creare una sequenza in grado di renderlo più abbordabile.

Il Signore dell’Ombra non è un libro brutto né malriuscito, ma purtroppo non ha nulla di speciale oltre ad una interessante caratterizzazione di alcuni personaggi secondari e a diverse situazioni troppo fuori di testa per non strappare almeno un sorriso (il Minotauro, per esempio). Viste le premesse, non avrebbe sicuramente potuto essere un capolavoro, ma qualche limatura qua e là l’avrebbe reso più memorabile.



Considerazioni sparse:
1) La copertina italiana di Peter Andrew Jones è la stessa della terza edizione inglese di The Warlock of Firetop Mountain.
2) Leo Hartas si conferma più che mai ottimo disegnatore.
3) Alcuni temi successivamente ripresi in Blood Sword, e soprattutto nel secondo volume, fanno la loro prima comparsa qui. Ricordiamo i tre cancelli del Castello dell’Ombra, e il mostro del buio, che guarda caso porta il nome di ‘Wyrd’.
4) Nei primi tempi del librogame in Italia, nessuno si sarebbe mai sognato di lasciare intatto un nome come Arkayn Darkrobe. Per fortuna qui è stato fatto, e nel complesso la traduzione è una delle meno peggiori della serie.

Inviata da: Gurgaz il 31/1/2008
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 6 6
Descrizione
     Titolo originale: The Lord of Shadow Keep
Autore: Oliver Johnson
Anno: 1985
Illustrazioni: Leo Hartas
Traduzione italiana: Laura Pelaschiar Mc Court (1994)

Il terzo episodio di Golden Dragon permette di impersonare un impavido guerriero che ha giurato di distruggere il Signore della Fortezza dell’Ombra, Arkayn Darkrobe. È lo stesso Re Valafor a svelarti la verità: il negromante ha reso il principe Averok uno zombi succube della sua volontà e, con il re assente, ha allungato le mani sul trono di Lalassa. Valafor ha provato a sfidarlo ma ne è uscito vivo per miracolo. Il tuo compito è riuscire dove egli ha fallito.

Come ne La Casa di Tenebra abbiamo davanti una roccaforte stregata e un Grande Malvagio da eliminare. L’architettura delle due avventure è piuttosto simile, solo che questa è leggermente più lunga ed offre qualche piccola emozione in più. Oltre ad un retroscena degnamente sviluppato, è presente una sezione di viaggio che precede l’ingresso nella Fortezza dell’Ombra; è molto importante sfruttare questa fase per raccogliere oggetti ed informazioni utili per proseguire. Una volta penetrati all’interno, l’avventura prosegue in maniera convenzionale, con varie trappole ed incontri.

A conti fatti, è semplice farsi strada nel castello, dato che non ci sono avversari particolarmente agguerriti ed è uno scherzo evitare i tranelli. Ancora una volta, la difficoltà è calibrata sulla mente e l’ingegno di un bambino, che appena vede gemme e tesori allunga subito le mani. Più strade conducono alla sala del trono del negromante, ma nessuna sottopone a pericoli mortali ed ineluttabili. Lo scontro finale con Arkayn Darkrobe è equilibrato, a patto di non perdere stupidamente alcuni oggetti importanti.

Niente di eccezionale da segnalare per un lettore maturo, tuttavia il libro è percorso da un umorismo pacato a tratti degno di J.H. Brennan. Raramente l’incontro con una creatura si risolve in uno sterile e meccanico combattimento: si possono usare oggetti, a volte tentare il dialogo con risultati del tutto impensabili. L’Uomo Lucertola, la Strega sonnambula, il Nano bibliotecario, il banchetto degli Spettri o quello dei Vampiri (con il vino “Chateau d’Ombre”) danno luogo a scene surreali e divertenti. Al contrario de La Casa di Tenebra, qui il tono farsesco è cercato ed uniformemente presente. Non è né una bella avventura né una sfida avvincente, tuttavia si legge con piacere e si gioca a cuor leggero.

Ambientazione: 6
Stile di scrittura: 6
Bilanciamento: 8
Interattività: 7
Aspetto grafico: 7

Voto complessivo: 6
Difficoltà: bassa

Inviata da: =Dr.Scherzo= il 23/8/2009
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 5 5
Descrizione
     

Titolo originale: "Golden Dragon Fantasy Gamebooks – The Lord of Shadow Keep”
Autore: Oliver Johnson
Anno: 1985 (1994 in Italia)
Illustrazioni: Leo Hartas
Traduzione italiana: Laura Pelaschiar

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Terzo volume della serie Golden Dragon. Praticamente indistinguibile dal primo sotto diversi aspetti, come se si trattasse del “secondo tempo” del medesimo film. L'incipit è diverso, ma la struttura è pressochè identica: c'è un grande malvagio (Arkayn Darkrobe) arroccato in un oscuro castello (Castello dell'Ombra), e c'è il coraggioso eroe (il Primo Paladino di Lalassa) che deve sconfiggerlo per salvare il regno.

Se già “La Casa di Tenebra”, pur mantenendosi dignitosamente a galla grazie all'atmosfera e ad alcune trovate gradevoli, mostrava la corda, cosa si può dire di questo albo, se non che trasuda poca originalità da tutti i pori? Davvero non comprendo il motivo d'inserire due trame uguali, ed entrambe poco ispirate, in una collana come questa, già piuttosto scarna (in Italia consta di soli cinque volumi).
Vi sono sì alcune idee simpatiche (si pensi al Cavaliere alla Locanda o al Banchetto di Spettri), ma è decisamente troppo poco. L'ambientazione è ridotta all'osso, talmente vaga e generica da non restare impressa neanche per un secondo; questa cronica mancanza di segni distintivi non depone a favore della storia, né dell'autore, che astutamente ne approfitta per inserire tutto ciò che gli passa per la testa, in un guazzabuglio indistinto di creature e situazioni senza solidi legami tra loro.

Per chi ha avuto l'occasione di leggere “La Rocca del Male” (Dimensione Avventura 1), quest'albo può apparire ancora più scialbo e sbiadito, un pallido tentativo di “omaggiare” (copiare?) l'opera di Steve Jackson. Il cortile del castello, i folkloristici avversari, le parole d'ordine: tutto sembra richiamare in qualche modo la celebre cittadella di Balthus il Malvagio, ma senza la stessa freschezza ed originalità.

E' positivo il fatto che, esattamente come ne “La Casa di tenebra”, il giocatore abbia una discreta libertà d'azione, e possa affrontare i pericoli in modi differenti grazie anche al sapiente uso degli Oggetti; peccato che ci sia un numero forse eccessivo di combattimenti, che spesso spezzano il già di per sè precario ritmo del racconto. Vi sono inoltre un paio di maligni check basati sulla RPS (resistenza psichica) che si concludono con la morte immediata in caso di fallimento: un 'aut aut' poco pratico di cui non si sentiva il bisogno.

In definitiva, un libro debole, che si gioca una volta e di cui ci si dimentica in fretta.

Ambientazione: 5
Stile di scrittura: 6
Bilanciamento: 5
Interattività: 7
Aspetto grafico: 6

Voto complessivo: 5
Difficoltà: bassa


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