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Indice principale : Librogame E.L. - Singoli Libri : Dimensione Avventura : 

Categoria: Librogame E.L. - Singoli Libri Dimensione Avventura
Titolo: 09 - Missione nei Cieli  Piu' letteValutazione: 3.50  Letture:1442
Descrizione   Martin Allen
Descrizione   L’Bastin, genio della genetica e rinnegato dal sovrano del pianeta Ensulina, sta cercando di conquistare il cosmo servendosi di eserciti di ‘Prefecta’, spaventosi superguerrieri dalla testa di cane creati da lui nel laboratorio del pianeta Aarok. Solo una missione in solitario può penetrare le difese di L’Bastin ed eliminare il pericolo che minacci gli universi, e solo il migliore agente di Ensulina, cioè tu, può avere qualche probabilità di successo.
Valutazione media: (1) (10)
Data pubblicazione 26/2/2007
Inviata da: EGO il 11/11/2007
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 1 1
Descrizione
     Questo libro fa schifo.

E’ meglio chiarirlo subito, nel caso non emergesse da quello che scriverò da qui in avanti. Missione nei cieli è l’unico clamoroso errore di EL nella selezione dei volumi di Fighting Fantasy da pubblicare in Italia. Sfortunatamente, per l’inclusione di questo libro è valso lo stesso criterio col quale si è deciso di pubblicare un volume di Andrew Chapman, e cioè la compartecipazione dell’autore alla stesura di Sfida per il trono (che, ricordiamo, è apparso in Italia un mese prima che iniziasse Dimensione Avventura). Non c’era veramente nessun altro incontestabile motivo per seviziare i librogiocatori italiani con questa mefitica offerta, che evidentemente è stata approvata a scatola totalmente chiusa, senza sapere cosa ci fosse davvero dentro. Corrobora questa ipotesi la copertina di Peter Andrew Jones, splendida, ma che nemmeno col più pindarico dei voli di fantasia potrebbe essere accostata al contenuto del libro. Avrebbero potuto tenere quella originale, che almeno, accoppiata all’assurda quarta di copertina, avrebbe strappato delle genuine risate, prima di immergersi in questo libro così deprimente.

Se Martin Allen voleva far ridere, diciamo che all’inizio sembra che ci potesse riuscire. Diversamente da tutti i libri precedenti della serie, qui il prologo anticipa addirittura le regole, ed è così demenziale e atipico da far nascere delle buone aspettative. Il nostro personaggio è un essere a quattro braccia nativo del pianeta Ensulina (solo questo nome mi ha fatto ridere per diversi minuti), un militare insignito del titolo di Barone dei Cieli, o Sky Lord (il titolo originale del libro, che, se tradotto letteralmente in italiano, avrebbe portato alla scomunica di tutto lo staff EL e alla messa all’indice dell’intera collana). Nostro compito è scovare lo scienziato criminale L’Bastin, creatore di quella che dovrebbe essere la razza suprema, i Prefecta, da lui prodotti come supersoldati per la conquista del cosmo. Sembra bizzarro? Oh, anime candide…
La parola giusta sarebbe “acido”. E’ la definizione migliore per quello che succede nel libro: un’accozzaglia di menate partorite sotto l’effetto di chissà quali sostanze, infilate alla rinfusa e malamente collegate tra loro mediante riferimenti numerici. Perché la logica, qui, non esiste: non la troverete nemmeno assoldando i migliori detective del globo. Ad ogni occasione in cui il testo offre un’alternativa, la scelta va compiuta immancabilmente a caso: non c’è nessun indizio che ti faccia sospettare che premendo quel pulsante invece di un altro cadrai in una trappola mortale, che aprendo la finestra piuttosto che la porta ti verrà staccata la testa, che modificando l’assetto della tua astronave in quel modo e non nell’altro esploderà tutto, che usando quell’arma (e dovresti ben sapere come funziona l’equipaggiamento della tua nave, cribbio!) finirai ridotto in atomi. Nessun indizio. E non mancano neppure brillanti lanci di dado, del tipo: se fai 3-6 la tua astronave è stata riparata, ma se fai 1 o 2 le stesse persone che facendo 3-6 te la riparavano dicono di non conoscere il modo per farlo.
La mia idiozia preferita in assoluto, forse perché la si incontra prestissimo nell’avventura (dopo si è ormai insensibili a qualsiasi cosa), è la base invasa dai blob. C’è questo posto in cui si scappa da una stanza all’altra, e in ogni stanza possiamo scegliere due oggetti tra una lista di cianfrusaglie che non hanno nessuna relazione tra loro (e che non sappiamo minimamente a cosa serviranno, ci mancherebbe!). Alla fine ci ritroviamo a lanciarle addosso ad un blob arancione (che, badate bene, è invulnerabile alle armi) e dobbiamo fargli un certo danno; ogni oggetto infligge dei punti prefissati. Bene: immaginatevi questo paragrafo che occupa due (due) pagine con un elenco di tutti gli oggetti e dei rispettivi punti di danno, in stile lista della spesa. E’ già una cretinata così, ma il meglio viene quando esaminiamo i punti e vediamo che - come è assolutamente lecito aspettarsi! - gli oggetti che più danneggiano il blob non sono mica il martello, la mazza o il bilanciere, bensì la scatola di sigari, le fragole e il bastoncino di cannella. Geniale! Che incredibile trovata! Che strabiliante sorpresa! Che colossale stronzata! Mi si spellano le mani dagli applausi!

Non credo davvero che ci sia una singola parte di questo libro che si possa definire coerente o curata. C’è un nuovo sistema di combattimento tra velivoli, ma a parte il fatto che contiene una fatale dimenticanza (come si agisce se il Grado dei due piloti è uguale?), è realizzato in modo da favorire quasi immancabilmente l’avversario. Nei combattimenti corpo a corpo conviene cercare poi di non incappare mai; non perché siano difficili, ma perché rischiano di sottrarre altra Resistenza e non è proprio il caso, visto che nel corso della “storia” tutto ciò che può accadere alla Resistenza è di calare, di svariati punti per volta e per motivi anche davvero risibili; l’unica occasione di recupero sono le Pillole fornite all’inizio (un’invenzione di Andrew Chapman), per il resto in tutto il libro non c’è una singola occasione in cui si recuperino dei punti. E il libro è lungo, davvero troppo, o forse non lo è, ma comunque lo sembra perché è di una noia mortale, grazie anche al carisma zero dei personaggi, troppo random per offrire una qualsiasi caratterizzazione. Assurda l’idea di dare dei nomi precisi a degli avversari che compaiono dal nulla e subito finiscono ammazzati (Krun il killer, Noado il bandito, Rod lo spietato: eh, piacere, ma chi cacchio siete?) e di dare invece degli orribili nomi generici ad altri (bandito dal naso rosso/bandito verrucoso, uuuh, che paura), senza contare l’occasionale individuo che potrebbe avere un minimo di sostanza se non sembrasse nato dagli sforzi congiunti di Picasso e Mel Brooks (l’intrepido Fog Farkin! Un essere dalla testa di cavallo con indosso un pigiama e la papalina! Tremate!). Per dimostrare che un po’ di giustizia c’è, Tim Sell si è evidentemente rifiutato di buttare del tempo per disegnare bene questi aborti di personaggi, e se si eccettuano due o tre disegni apprezzabili, non c’è minimamente il livello di cura dimostrato in La casa infernale.
Non si capisce bene come mai, verso la fine di questo trip indegno, l’autore abbia voluto infilare un paio di mini-giochi decisamente complessi, troppo, tanto da necessitare di due illustrazioni a parte per darne un riferimento visivo (nel libro originale erano a colori, ma tant’è). Il problema è che non servono affatto a riscattare lo zero ludico che li circonda, ma anzi, sono talmente frustranti e gratuiti che riescono solo a rendere il tutto più intollerabile (penso che sia inutile dire che sono una fonte inesauribilmente ricca di facili morti, vero?).

Credo che il culmine del libro venga raggiunto dal paragrafo 21, dove l’insulso Jym Ego pronuncia queste immortali parole:

“Ti porterò ovunque tu desideri, se mi farai divertire. Sai fare giochi di prestigio? No, eh? Sai ballare o cantare, allora? Neppure, vero? Be’, non importa. Per quelli che non possono pagare ho previsto qualcosa di particolare. Seguitemi.”

Se non ci vedete un doppio senso grande come uno Zeppelin, non rovinate la vostra innocenza leggendo Missione nei cieli. Io ce lo vedo benissimo, e per me è stato l’insulto finale di un libro scritto male, progettato male, tradotto male, disegnato male. Non so come sia stato possibile approvarlo per la pubblicazione, ma rimane il fatto, ineluttabile e decisamente significativo, che dopo Missione nei cieli a Martin Allen non è più stato permesso di avvicinarsi a Fighting Fantasy. Peccato soltanto che EL abbia voluto concedergli l’occasione; uno spazio sprecato, un libro inutile, un’incancellabile macchia nella reputazione di una serie che ha offerto avventure straordinarie.

Inviata da: Gurgaz il 11/11/2007
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 6 6
Descrizione
     Titolo originale: Skylord
Autore: Martin Allen
Anno: 1988
Illustrazioni: Tim Sell
Copertina: Peter Andrew Jones
Traduzione italiana: Mariangela Bruna (1993)

La sfavillante copertina di Peter Andrew Jones e la curiosa traduzione del titolo avranno fuorviato molti lettori, convinti di trovarsi davanti all’ennesimo episodio fantasy di Dimensione Avventura. In realtà, Missione nei Cieli offre uno scenario fantascientifico alternativo e dissacrante, caratterizzato da creature bislacche, improbabili congegni tecnologici e da una concezione assai soggettiva del tempo e dello spazio.

Lo stesso protagonista, il Signore dei Cieli Jang Mistral, è un poderoso Ensulivaro a quattro braccia, incaricato da re Vaax del ritrovamento del rinnegato L’Bastin, un arruffone che si è messo in testa di creare la razza perfetta smanettando coi geni. Sembrerebbe anche esserci riuscito, nascosto nel centro di difesa del pianeta Aarok, dove ha condotto esperimenti a scapito dei locali e ha dato vita ai Prefecta, temibili esseri votati alla guerra. Già dal nome si capisce che qualcosa è fuori posto e che i Prefecta non sono certo ‘Perfecta’, nonostante ci manchi poco.

Leggendo l’Antefatto, il lettore comprende subito che il librogame è scritto con intenti comici. Questo mondo galattico ricco di assurdità e stranezze, dove regna una curiosa forma di follia collettiva, può aver fatto storcere il naso a molti. Io invece mi sono sbellicato dal ridere come non avevo mai fatto, se non con gli episodi di Alla Corte di Re Artù. L’umorismo non possiede certo il garbo e l’ispirazione dei librogame di Brennan, ma in certi casi sorprende con delle gag esilaranti. Qualche esempio? Il robot con i due fucili laser parlanti Bric e Brac (che se sbagli la risposta ti riducono in milioni di atomi invisibili!), l’astronave infestata dal blob arancione (che si può uccidere facendogli fagocitare un buon numero di oggetti nocivi), il duello con il Deik (risolto usando A CASO dei controlli), l’insopportabile Marsatu e il suo valletto dalla testa di trota, ma soprattutto gli Yappies (di cui ci si può liberare regalando loro delle radio-cuffie! La loro reazione a tale dono fa scompisciare).

L’apprezzabile tono farsesco della storia è afflitto da qualche vizio nel bilanciamento. Anzitutto, ci sono troppi scontri e dopo un po’ ci si stanca di tirare i dadi ad ogni paragrafo. In più, alcune battaglie tra veicoli sono mal calibrate. Tra le regole nuove c’è infatti un sistema di gestione degli scontri tra veicoli, che possono essere astronavi o mezzi terrestri. Il veicolo possiede un valore di Laser e di Scudo, mentre il pilota ci mette il suo Grado. Il duellante con il Grado maggiore spara per primo e deve tirare con un dado un valore uguale od inferiore al suo punteggio di Laser (5 è il massimo). Se ce la fa, sottrae 2 punti di Scudo al nemico, che se non è arrivato a zero può controbattere. All’inizio questi combattimenti si affrontano con la propria astronave, la Starspray, che è ben equipaggiata, ma dopo l’atterraggio su Aarok si devono utilizzare veicoli di seconda scelta, con valori bassissimi di Laser. Per fortuna, il proprio Grado è sicuramente cresciuto nel corso del gioco e almeno si ha la possibilità di colpire per primi, ma spesso non basta.

Un altro problema è l’eccessiva presenza di morti stupide od illogiche, perché il librogame chiede sovente di effettuare scelte al buio. Non sarebbe nulla di grave, se le conseguenze non fossero regolarmente catastrofiche! Queste stramberie saranno anche in linea con l’ambientazione, però alla lunga risultano seccanti. Sfido chiunque a ricominciare da capo perché, ad un certo punto, si trova a ruotare due pomelli, senza aver ricevuto nessuna indicazione, e muore schiacciato chissà perché. Almeno fosse data la possibilità di non metterci le mani, visto che alla fine da quella parte non si può passare!

Questi pasticci sono un vero peccato, perchè Missione nei Cieli è un librogame piacevole per la buona varietà di percorsi, molti dei quali rigorosamente inutili, e per l’atmosfera ridanciana che lo contraddistingue. Le illustrazioni di Tim Sell non sono affatto male, anche se secondo me non è il suo genere. A mio parere questo è tutto tranne che un pessimo librogame, tuttavia il modo di risolvere le situazioni lascia spesso l’amaro in bocca, soprattutto se non si vuole giocare il librogame cento volte. Un titolo da prendere con le molle, perché può non piacere.

Ambientazione: 7
Stile di scrittura: 9
Bilanciamento: 5
Interattività: 6
Aspetto grafico: 7

Voto complessivo: 6
Difficoltà: media

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