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Indice principale : Librogame E.L. - Singoli Libri : Advanced Dungeons & Dragons : 

Categoria: Librogame E.L. - Singoli Libri Advanced Dungeons & Dragons
Titolo: 17 - La Stirpe di Dragonspear  Piu' letteValutazione: 6.25  Letture:1428
Descrizione   Steve Perrin
Descrizione   Perché da qualche tempo, attorno alle rovine del castello di Dragonspear, si riuniscono legioni di demoni e mostri? E perché nella foresta delle nebbie orchetti e goblin si stanno incontrando a formare eserciti pericolosi? Soltanto il tuo coraggio e le tue incredibili doti di esploratore potranno svelare il mistero e salvare Daggerford dalla rovina.
Valutazione media: (1) (10)
Data pubblicazione 5/11/2007
Inviata da: lonewolf79 il 7/5/2007
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 6 6
Descrizione
     Titolo italiano: La Stirpe di Dragonspear

Titolo originale: Spawn of Dragonspear

Autore: Steve Perrin

Classe Del Personaggio: esploratore


Questa volta interpretiamo un mezzelfo esploratore, Kelson Darktreader.
Come tutti i mezzelfi il nostro protagonista è,e si sente,un disadattato.
Egli lavora per il signore di Daggerford, Il quale parte per la guerra lasciando indifesa la sua terra.
Terra che corre il rischio di essere attaccata da un esercito di goblin e orchetti capeggiati da Jagurt Artiglio Rosso. Senza contare un' orda di demoni che medita di invadere la citta' non appena le porte saranno aperte da Jagurt.
E ovviamente al nostro mezzelfo il compito di cercare di evitare la catastrofe imminente....

Il racconto in se' è carino ma non è un librogame avvincente.
Si rivela per lunghi tratti monotono e noioso.I percorsi sono molto ripetitivi e le scelte sono troppo penalizzate dai dadi.

Come lettore non sono riuscito a calarmi nelle vicende della storia e questo per un libro-gioco, che ha come compito preciso di catturare l' attenzione di chi lo legge, è un serio limite.
Il potenziale poteva sicuramente essere sfruttato meglio, soprattutto considerando il fatto che l'ambientazione e l' utilizzo di un mezzelfo sono elementi sicuramente suggestivi.
Pertanto questo numero di aD&D dimostra un notevole regressione rispetto ai numeri precedenti tenendo sopratutto in cosiderazione quelli dall' 11 in poi.

Il sistema di gioco presenta la solita ripartizione di punteggi con l' aggiunta dell' abilità "tiro con l' arco" utilizzata in maniera non soddisfacente visto che a volte nel corso dell' avventura si combinano delle figuracce.

Come se non bastasse sono presenti alcuni errori nel libro. Come il fatto di ritornare in un luogo in cui si era già stati (con il personaggio che ricorda quello che è successo) e ritrovare gli stessi nemici da dover di nuovo sconfiggere.Forse neanche l' autore si ricordava cosa aveva scritto.
Se la si vuole impostare come un videogioco con i mostri che si rigenerano va bene. Ma a questo punto non pretendere di costruire un libro-game con un percorso lineare!
Da leggere, giocare e poi riporlo nella collezione.
Appena sufficiente (si salva per ambientazione e grafica)


Interattività (cioè quanto il LG sfrutta le potenzialità a sua disposizione): 4
Stile di scrittura (quanto l'autore sa coinvolgere per qualità letteraria): 6
Ambientazione (quanto l'autore sa coinvolgere per la ricchezza dei luoghi e dei fatti): 8
Bilanciamento (equilibrio tra le regole e l'effettiva difficoltà): 6
Grafica: 8
Voto complessivo: 6
Difficoltà:bassa

Inviata da: EGO il 15/1/2008
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 7 7
Descrizione
     Kelson Darktreader è un mezzo elfo; questa sua caratteristica lo rende un fuori-casta tra gli elfi purosangue, nonostante che suo padre fosse un famoso guerriero. D’altra parte, le sue fattezze eliche gli impediscono di integrarsi completamente nella società umana, all’interno della quale Kelson ricopre il ruolo di cacciatore per conto del duca di Daggerford.
Questo personaggio tanto travagliato viene incaricato dal duca di andare a verificare le attività delle tribù di orchetti, che si starebbero radunando nei pressi della Foresta delle Nebbie. Tale fermento degli orchi si associa alla comparsa di una grande orda di demoni nelle rovine del Castello di Dragonspear; quali conseguenze potrebbe avere tutto questo per Daggerford?

E’ quanto dovremo scoprire attraverso i paragrafi di AD&D 17, un librogame che non ha nessun segno distintivo in grado di farlo spiccare in questa vasta serie, se non forse l’ambientazione derivata da Forgotten Realms. Ciò che La stirpe di Dragonspear offre di buono è la varietà di percorsi e di finali disponibili, accessibili attraverso una rosa di scelte individuali non molto vasta, ma ben gestita: i bivi sono sparsi in più punti del libro, cosicché è possibile combinare più “spezzoni” diversi ogni volta per produrre sequenze di eventi ben distinte ed interessanti. Va però detto che i finali non rispecchiano questa buona varietà: pur non essendo pochi, tendono a somigliarsi moltissimo, e la maggior parte delle strade attraversa dei punti obbligati che appiattiscono un po’ l’interesse dopo le prime, coinvolgenti partite. Un difetto già visto in altri libri della serie è il fatto che certe diramazioni si possono imboccare soltanto fallendo dei tiri di dado; in questi casi, però, l’uno e l’altro risultato hanno pressappoco le stesse possibilità di uscire, e nel complesso la ragnatela dei paragrafi non è spaventosamente intricata come lo era per esempio nella Maledizione del lupo mannaro.

I lanci di dado non sono quasi mai particolarmente esigenti, e questo è forse un compromesso dovuto alla necessità di bilanciare l’altissima percentuale di combattimenti “one-shot”, in cui basta sbagliare il primo attacco e arriva la fine (eccezionalmente non segnalata dalle solite crocette, ma si tratta di un curioso refuso della versione italiana, perché l’originale le presenta come da regola). Decisamente inusuale la gestione dell’Energia Vitale, che viene persa e recuperata in quantità mai viste prima, ma pur sempre equilibrate nel corso dell’avventura. Le illustrazioni sono chiaramente opera di un principiante, come testimoniano i contorni netti e lo scarso contrasto tra le figure, peggiorato nell’edizione EL da un nero più calcato che occulta la profondità data dai leggeri grigi. La rappresentazione di alcune creature lascia inoltre a desiderare, ma tutto sommato il lavoro di Douglas Ball non è disprezzabile, per quanto decisamente al di sotto degli standard degli ultimi volumi.

La Stirpe di Dragonspear è un librogame scorrevole, che si lascia giocare senza lasciare profonde impronte nella memoria del lettore: per quanto la caratterizzazione dei personaggi principali sia ben riuscita, gli eventi non hanno molto mordente e tendono a ripetersi a prescindere dalla strada intrapresa. La struttura del libro è però assolutamente all’altezza di AD&D, e la relativa facilità stimola la ricerca di nuove strade, che vale la pena finché dura.

Inviata da: Gurgaz il 9/3/2008
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 6 6
Descrizione
     Titolo originale: Spawn of Dragonspear
Autore: Steve Perrin
Anno: 1987
Illustrazioni: Douglas Ball
Copertina: Keith Parkinson
Traduzione italiana: Costanza Galbardi e Fabio Accurso (1994)

Mi sono accostato a questo volume di Advanced Dungeons & Dragons nella più completa ignoranza del setting ufficiale in cui Steve Perrin ha ambientato la sua storia: Forgotten Realms. Forse qualche nozione a proposito avrebbe allietato la lettura, che molto probabilmente nasconde citazioni che il neofita non è in grado di cogliere. A differenza de I Prigionieri di Pax Tharkas questo librogame possiede un impianto ludico più appariscente, ma non sufficientemente curato.

Proprio come nel primo librogame della serie è assegnato un personaggio ranger, identificabile senza equivoci dal suo stile di combattimento con due armi, di cui una è il pugnale. I traduttori hanno preferito rendere il termine come “esploratore”, scelta apprezzabile ma infelice, poiché introduce un altro elemento di distanza con il gioco di ruolo, in una serie che fin troppo volentieri rinnega il proprio nome. Kelson Darktreader è un cacciatore al servizio dei duchi di Daggerford, esperto battitore delle piste nei boschi. Egli è anche un mezzosangue, di padre elfico e madre umana, inserito nel consueto background proposto da AD&D: il disadattato, emarginato da entrambi i popoli cui è legato. Il padre Filvendor lo ha abbandonato da molti anni e la società chiusa degli elfi lo ha sempre rifiutato, così il mezzelfo ha ripiegato sugli umani, dei quali disprezza superbamente la mediocrità.

L’avventura inizia con il fallimento di una missione, causato proprio dall’atteggiamento di superiorità tenuto dall’esploratore. Un demone del castello di Dragonspear attira Kelson e la sua pattuglia in una trappola mortale, quindi si reca a Daggerford per preparare il terreno all’invasione degli orchetti di Jagurt Artiglio Rosso. Ovviamente Kelson si salva, grazie all’intervento di un barbaro Girondi che aveva conosciuto anni fa: Braggi Ascia Veloce. Forte di questo nuovo alleato, il protagonista può riprendere l’esplorazione da dove è stata interrotta, oppure scegliere di tornare a Daggerford e sventare il piano del demone Blackeye.

Si nota subito la presenza di almeno due strade per affrontare l’avventura; in realtà ce ne sono tre, più una serie di espedienti che permettono di reindirizzare il percorso. Altrettanto rapidamente emerge un’altra caratteristica, per nulla sorprendente nel contesto della serie: il fatto che i dadi precludano non solo il successo nelle azioni, ma anche l’accesso ad alcune sezioni del libro. Ad esempio è assai difficile raggiungere il castello di Dragonspear e farsi aiutare da Pwyll, il figlio del duca; d’altro canto ci sono luoghi verso i quali puntano molteplici strade, come il villaggio dei Belcondi.

Il personaggio parrebbe ben caratterizzato con ben cinque Caratteristiche: Combattività, Tiro con l’Arco, Percezione, Condizione Fisica ed Agilità, tutte dotate di un certo punteggio base diverso, cui vanno aggiunti 10 punti con l’obbligo di almeno 1 ciascuna (solita presa in giro). Quando si comincia a gettare i dadi, appare evidente un errore di bilanciamento madornale: i punteggi richiesti danno per scontato che le Caratteristiche abbiano tutte un valore omogeneo, tra l’altro molto alto. Le più basse si trovano ad essere enormemente penalizzate, su tutte la Combattività: con un punteggio base di 10, 11 a dir tanto, sono necessari 20-21 punti per avere successo. Ormai si è consapevoli di cosa accade in Advanced Dungeons & Dragons quando si fallisce un controllo, perciò occorre utilizzare a piene mani i punti di Esperienza e pregare che bastino.

Steve Perrin offre una qualità letteraria adeguata all’alto standard della collana, tuttavia non riesce ad appassionare. Più che il testo è l’atmosfera che non convince, troppo avara di segni distintivi per essere un setting ufficiale del gioco di ruolo. Spero proprio che Forgotten Realms non si riduca a paludi nebbiose, eserciti di orchetti, tribù barbare ed una progenie di demoni che vive in un castello. La monotonia è accentuata dai disegni di Douglas Ball, che ha conservato l’inchiostro nella boccetta per conferire alle immagini un tratto soffuso ed onirico. Il risultato non è brutto, però è soporifero. Questo è ciò che traspare da La Stirpe di Dragonspear, un librogame colmo di paragrafi ridondanti e situazioni per nulla originali, a meno che questo non sia il primissimo approccio con il fantasy di D&D.

Ambientazione: 6
Stile di scrittura: 7
Bilanciamento: 5
Interattività: 5
Aspetto grafico: 6

Voto complessivo: 6
Difficoltà: media

Inviata da: =Dr.Scherzo= il 28/2/2009
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 6 6
Descrizione
     Titolo originale: "Advanced Dungeons & Dragons – Spawn of Dragonspear"
Autore: Steve Perrin
Anno: 1988 (1994 in Italia)
Illustrazioni: Douglas Ball
Traduzione italiana: Costanza Galbardi e Fabio Accurso

********************************************************

Il ranger mezzelfo Kelson Darktreader è il protagonista della vicenda. Personaggio dal carattere schivo e solitario, Kelson si guadagna da vivere come cacciatore ed esploratore al servizio del Duca di Daggerford. Come ogni sanguemisto che si rispetti, anche lui è diviso tra il bisogno d’essere accettato e la diffidenza di chi gli sta attorno, cosa che lo porta all’avventata scelta di fidarsi d’uno strano barbaro, Blackeye. Questi è in realtà un demone, e conduce Darktreader dritto in una trappola. Sopravvissuto per miracolo all’agguato, in cui sono deceduti tutti i suoi giovani compagni, il nostro ranger troverà un amico in Braggi Ascia Veloce, ed assieme a lui tenterà di sventare i piani dei demoni di Dragonspear e dei loro alleati, gli orchetti di Jagurt Artiglio Rosso.

La storia, ambientata in quei Forgotten Realms ben noti agli appassionati della saga videoludica di Baldur’s Gate, si dipana in modo lineare, quasi rilassato, conducendo per mano il lettore tra lande nebbiose, tribù barbare ed accampamenti di goblinoidi. Non si fa molta fatica a seguire la trama, che vive di biforcazioni sostanzialmente semplici: Kelson può infatti decidere se fermare prima il losco Blackeye a Daggerford, o se impedire al feroce Jagurt di raggiungere la città col suo esercito di orchetti. La priorità dell’una o dell’altra opzione riveste un’importanza piuttosto relativa, in quanto gli avvenimenti possono venire tranquillamente affrontati uno dopo l’altro, senza particolari patemi.
L’unico reale problema potrebbe sorgere non tanto dalla storia, ma da noi giocatori. O meglio, dal modo in cui scegliamo di ripartire i punti-capacità di Kelson. Prima d’iniziare, infatti, quando ci viene chiesto di suddividere 10 punti tra le cinque Caratteristiche del Personaggio, consiglio caldamente d’assegnare almeno 3 punti alla Combattività. In caso contrario, l’avventura può risultare troppo sbilanciata, e terminare ingloriosamente. Si lotta in più occasioni, e una bassa Combattività non è desiderabile. Se manteniamo un valore di Combattività accettabile, abbiamo ottime probabilità di vincere gli scontri decisivi, in particolare quello contro Blackeye a Daggerford o quello contro il possente Dowd Cacciatore dell’Orso, che impugna la magica spada di nostro padre (e che noi rivogliamo indietro, ovviamente).

Merita un discorso a parte, invece, lo spietato Jagurt Artiglio Rosso e la sua comica gestione all’interno della storia. Il grande capo orco Jagurt, che per la sua solidità, resistenza e possanza andrebbe definito “Yogurt”, si rivela infatti una mezza tacca, così come debole risulta tutto l’impianto narrativo riguardante l’accampamento orchesco, troppo facilmente superabile. L’enorme forza di “Yogurt”, millantata dall’autore, è molto semplicemente una farsa: possiamo penetrare con semplicità all’interno dell’accampamento ed eliminare il grosso orco nel giro di cinque paragrafi. Possiamo anche farci catturare dalle guardie goblin ed uccidere questo terribile bruto armati d'un piccolo pugnale, mentre lui, facendo roteare la gigantesca scimitarra, si pavoneggia inutilmente davanti ai suoi sottoposti. Oppure possiamo stenderlo definitivamente dall’alto delle mura di Daggerford, colpendolo con una freccia. In ogni caso, la sua eliminazione avverrà senza un minimo di pathos, distruggendo gran parte dell’atmosfera fin lì raggranellata e facendo scivolare il finale in un sciatto anonimato che non rende giustizia ad un libro comunque onesto.

Ambientazione: 6
Stile di scrittura: 6
Bilanciamento: 6
Interattività: 6
Aspetto grafico: 6

Voto complessivo: 6
Difficoltà: bassa


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